Della Democrazia e altre bazzecole (parte seconda)

Ricordo come uno degli ultimi articoli del mio vecchio blog lo scrissi nel 2010 a proposito della situazione politica dell’Italia.

Pochi mesi prima che l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rassegnasse le dimissioni a causa delle pressioni dei mercati finanziari e della situazione economica generale generata dalla crisi del 2008.

L’occasione era stata una dichiarazione in cui il famigerato Don Verzé capo della Fondazione San Raffaele parlava proprio di lui di Silvio Berlusconi.

Disse che il Cavaliere, ora ex, da poco sottoposto ad un intervento, fosse di fibra forte e avrebbe con cure adeguate potuto vivere centocinquanta anni. 

D’altra parte un incidente aereo a Mosca aveva azzerato praticamente tutto il governo Polacco, premier compreso. Questo aveva suscitato una certa impressione e qualcuno si augurava che qualcosa di simile accadesse anche da noi (me compreso).

Da qui un mio articolo con un tono vagamente cupo e millenaristico.

Sono passati otto anni e in maniera del tutto democratica siamo piombati nel Medioevo di cui in qualche maniera vagheggiavo nel mio post.

In realtà più che nel medioevo il clima attuale ricorda la fine dell’epoca moderna, i giorni che seguirono alla rivoluzione francese con spinte vagamente giacobine e perfino un gruppo politico che adottano il nome di Rousseau per le loro comunità politiche online.

Gli ultimi secoli invero furono caratterizzati dall’ascesa (e spesso anche dalla repentina e fragorosa discesa) di innumerevoli capipopolo che si sono alternati alla guida anzi al comando di intere nazioni.

Così sta accadendo anche da noi, non solo in Italia purtroppo.

Era mia fondata speranza che l’avvento dell’età tecnozooica avrebbe potuto in qualche maniera rendere più consapevoli anche le fasce di popolazione più distanti dalla politica. Era l’aspirazione dei fondatori del web e di molti visionari che alla fine degli anni ’60 del secolo scorso immaginarono un mondo in cui la trasmissione delle informazioni avrebbe allargato le basi della cultura universale.

Mi sbagliavo. Piuttosto, la velocità con la quale le informazioni si diffondono,  vengono distribuite e commentate rende molto più difficile porre rimedio quando esse si rivelano false o artefatte.

Il coinvolgimento emotivo nell’apprendere le notizie opera una sorta di sospensione della ragione che dribbla il discernimento e alimenta gli istinti più primitivi.

La nostra fortuna, vivendo in Italia, terra in cui non si sta poi così male è che abbiamo troppo da perdere sia individualmente che collettivamente. Se non fosse stato così si sarebbero oggi già spalancate le porte della guerra civile.

Come d’altra parte è avvenuto e sta avvenendo in paesi a noi vicini nei quali si combatte da anni ormai e pochi ricordano il perché.

L’ordalia che in qualche misura vagheggiavo nel mio vecchio post di fatto è avvenuta, lo scontro tra la demagogia e la democrazia ha visto prevalere la prima.

Non siamo stati finora in grado trovare un campione che la difendesse, visto che noi non ne siamo capaci.

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