Il dibattito su “Fronte Repubblicano”: disputa ontologica o nominalistica?

Stat rosa pristine nomine, sed nomina nuda tenemus

Ricordate Il nome della Rosa? Alla fine questa enigmatica frase lasciava il lettore in uno stato sospeso.

Ci sono alcune teorie a riguardo.

Una di queste coinvolge il dibattito filosofico sugli universali che tenne banco (si fa per dire) nell’Europa del XII secolo. Non sto qui a ripercorrere tutta la questione che ci appassionò ai tempi del liceo, ma piuttosto voglio usare questa disputa come un espediente.

Un gioco di parole per parlare della disputa che sta iniziando a montare sui social, specialmente su Twitter,  riguardo al nome che dovrebbe avere la nuova formazione politica che in un sicuro, ma ancora non determinato ricorso alle urne, dovrebbe fronteggiare il blocco populista.

Ho detto fronteggiare e blocco non a caso, come non a caso ho voluto usare il più famoso romanzo di U. Eco,  il quale aveva sui social e sui populismi un’idea molto chiara.

I fatti

L’uscente Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda ha proposto di riunire in un’unica formazione, chi si riconosce in un’idea liberl-democratica, progressista ed europeista di governo del Paese, al fine di contrastare l’avanzata delle destre populiste.

E ha proposto, un nome ritenuto affatto divisivo negli ambienti del Centro Sinistra e Sinistra: Fronte Repubblicano

Allo stesso modo, a me piace chiamare Blocco Populista, l’alleanza più o meno fluida tra il MoVimento Conquestelle e la Lega perché da poco meno di tre mesi tiene il Paese in una condizione sospesa e ahimè in balia di forze cieche e senza regole se non quelle del profitto ad ogni costo quali i mercati finanziari.

Fronte Repubblicano sembra aver suscitato scarso apprezzamento se non proprio ostilità.

Soprattutto ha suscitato forte repulsione, in persone legate in maniera più solida di me, alle liturgie e alle idiosincrasie della sinistra storica, quelli che io chiamo poco affettuosamente “Gli Antichi“, ma anche in alcuni progressisti che poco si riconoscono nelle politiche renziane.

Innanzitutto è composto da una parola “Fronte” che a seconda dell’epoca storica alla quale la si vuole riferire, evoca alternativamente ricordi legati alla destra anche estrema, come nel caso attuale del Fronte Nazionale francese oppure cambiando epoca storica, a movimenti più di sinistra.

Non v’è dubbio però, che nell’immaginario di un quarantenne, Fronte evoca senza dubbio il pensiero della Destra.

Ma anche “Repubblicano” non è scevro da ambiguità e osservazioni. 

Penso al partito che negli USA si oppone tradizionalmente al Partito Democratico, (al quale ci ispiriamo e che dovrebbe essere per Calenda il soggetto proponente di questa alleanza, parola su cui tornerò più avanti).

Penso anche al Partito Repubblicano Italiano oramai scomparso, (quello dell’indimenticato Spadolini e di Ugo la Malfa) che si collocava poco meno a destra dell’allora partito Liberale.

Esso senza dubbio non apparteneva alla galassia di quello che noi oggi siamo abituati a considerare come “Centro Sinistra”.

Questi ma non solo, i termini della questione e disputa nominalistica, alla quale visto che molti si sono già espressi, vorrei aggiungere le mie personali considerazioni.

Preciso che sono un elettore del PD, sono stato anche un iscritto (e credo lo sarò di nuovo), nonché un sostenitore del Referendum Costituzionale e della linea politica che ha prodotto i due governi Renzi e Gentiloni.

Considerazioni personali

Mi piace la parola Fronte.

Mi piace per una serie di motivi, semantici e semiotici: elencherò i primi e tralascerò i simboli venendo subito al sodo.

Innanzitutto occorre un fronte comune per contrastare l’ondata di ignoranza, improvvisazione, populismo e pauperismo che sta portando l’Italia verso un abisso dal quale occorrerebbero generazioni per uscirne.

E allora se il significato è chiaro e condiviso, perché non adottare il significante sic et simpliciter?

Inoltre, si può anche affermare che occorre arginare le forze centrifughe che spingono persone meno attrezzate, sia culturalmente sia economicamente, verso l’uscita da quel grande ombrello protettivo che è l’Europa.

Un argine dunque, una frontiera fuori dalla quale c’è solo la disgregazione e il caos, quindi visto che sarà una dura e lunga lotta: un Fronte.

Anche qui significante e significato si incontrano in maniera naturale e come diceva un’icona della Sinistra storica “Le parole sono importanti”.

Diversa invece, è la mia posizione su Repubblicano. Non ho infatti ben capito se usato come sostantivo o aggettivo.

Come sostantivo se declinato in chiave italiana e quindi con riferimento allo storico partito della cosiddetta Prima Repubblica, non mi dispiace.

Evoca accordi, trattative, bella politica e l’intento di trovare una comune via di soluzione ai problemi, allargando da una sinistra dal sapore socialista e socialdemocratico a un centro (magari anche centro destra) responsabile e di governo.

Per intenderci credo che potrebbe essere la casa di molti delusi di Forza Italia che venendo a mancare la spinta propulsiva di un Silvio Berlusconi appannato, rischierebbero di essere marginalizzati in un centro destra molto a destra e poco centro.

Viceversa se Repubblicano tradisse una ispirazione “Americana” semplicemente no grazie.

Solitamente gli elettori preferiscono l’originale alla copia e abbiamo già altri soggetti decisamente a destra.

Nel caso in cui fosse un aggettivo lo trovo ridondante e pleonastico, siamo una Repubblica e non ho dubbi che alcuno desideri altra forma di stato in questa fase storica.

Anche se capisco ed apprezzo l’uso di repubblicano (e parlamentare) in senso di contrapposizione alle spinte sovraniste, che inevitabilmente strizzano l’occhio a soluzioni autocratiche e oligarchiche.

Allora che aggettivo (o sostantivo) potrebbe accompagnare il Fronte?

Alcune idee potrebbero essere popolare, democratico, progressista e forse anche altre.

L’importante è che sia un fronte comune e che sia realmente progressista, sociale, popolare e autenticamente democratico.

Ho lasciato per ultima nelle mie forse ingenue considerazioni la parola Alleanza.

Non mi piace.

Alleanza sa di temporaneo, mentre invece, ritengo che avremo a che fare con il Blocco Populista per lungo tempo.

Ora che ho espresso le mie opinioni sul nome vorrei dire un’ultima cosa, non sono un politico di professione anche se i miei studi indicavano quella strada,  mi occupo per lavoro di marketing e di comunicazione e il mio lavoro è vendere.

Il PD non si vende più, una volta andava via come il pane, ora no.

Anche se a sinistra può non piacere, il dato di fatto è che il Partito Democratico è un prodotto poco appetibile e tutto ciò che sta più sinistra lo è ancor meno.

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